Un marchio, acquistato nel 2010 per 18.000 euro, viene ammortizzato in diciottesimi sia ai fini contabili che fiscali (per semplicità, anche se l'orizzonte di 18 anni potrebbe risultare eccessivo in ambito civilistico).Alla chiusura del bilancio al 31.12.2020 il marchio risulta iscritto, ante rivalutazione, per un valore netto di 7.000 euro (dovendo considerare anche la quota di ammortamento del 2020).Il bene è rivalutato per 98.000 euro (ex art. 110 del Dl 104/2020): il nuovo valore di bilancio al 31.12.2020 diviene quindi di 105.000 euro.
Mantenendo invariata la vita utile del marchio in 18 anni, nei residui 7 anni verranno imputati ammortamenti contabili per 15.000 euro (= 105.000 / 7). A livello fiscale si avranno invece le seguenti quote deducibili ogni anno:
● sul valore residuo ante rivalutazione di 7.000 euro, quota di ammortamento di 1.000 euro (deduzione in diciottesimi) fino al 2027;
● sulla rivalutazione di 98.000 euro, quota di ammortamento di 1.960 euro (deduzione in cinquantesimi) fino al 2070. Dal 2021 si avranno dunque ammortamenti contabili annui per 15.000 euro, fino al 2027, e ammortamenti deducibili per 2.960 euro fino al 2027 e 1.960 euro dal 2028 a 2070.
Occorrerà di conseguenza riprendere a tassazione dal 2021 a 2027 il maggior ammortamento contabile di 12.040 euro rispetto a quello fiscale; mentre a decorrere dal 2028, essendosi concluso l'ammortamento contabile, la quota di ammortamento fiscale di 1.960 euro sulla rivalutazione verrà dedotta in via extracontabile mediante variazione in diminuzione in dichiarazione dei redditi.